Trauma Elettorale

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Al trauma elettorale si aggiungeva I'effetto deprimente della crisi dissolutiva in cui versavano i due tronconi storici del vecchio socialismo, il partito operaio italiano ed il partito socialista rivoluzionario. 
Una timida ripresa la si ebbe solamente dopo il 1892 con la fondazione del partito socialista italiano e l'affermazione delle nuove correnti riformiste facenti capo a Filippo Turati.

All'interno del faticoso lavoro di ricostruzione delle strutture organizzative periferiche, anche i braccianti di Fontanelle riformarono nel 1898 un proprio circolo politico, socialista anche di nome.


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La prima riunione si svolse nella stalla di Italo Cozzani, uno dei soci fondatori, con una buona affluenza di lavoratori. Attilio Cavalli, un giovane ex seminarista che probabilmente era il solo nel gruppo ad aver compiuto studi regolari, ne fu il primo leader. Durante i tre anni seguenti il circolo limitò la propria azione alla propaganda giornaliera tra i contadini, oltre ad alcuni interventi di taglio anticlericale sulle pagine della «Giustizia», il foglio di Camillo Prampolini.
Fu soprattutto in concomitanza con la crisi politica di fine secolo che i socialisti fontanelliani consolidarono la loro influenza nelle campagne circostanti. Sull'onda della reazione popolare alle misure repressive decretate dal governo del generale Pelloux, 1'estrema sinistra era riuscita a conseguire una notevole affermazione nelle elezioni del giugno 1900. Due candidati socialisti, Guido Albertelli ed Agostino Berenini, erano risultati eletti rispettivamente nei collegi di Parma nord e di Borgo S. Donnino. Cogliendo il momento favorevole, 1'anno successivo il circolo di Fontanelle procedette alla costituzione della lega dei lavoratori della terra composta in maggioranza di braccianti che trovavano il massimo della loro occupazione nei lavori pubblici e di buon numero di quei contadini che allora si obbligavano a lavorare tutta I'annata per un solo padrone in compenso di un misero salario (70 centesimi i1 giorno d'estate e 60 d'inverno) e di una biolca di terra da coltivare per la metà del prodotto.
Tra braccianti ed obbligati, alla lega si iscrissero in 54. Alla data di fondazione, il 7 aprile, la comunità fontanelliana avrebbe in seguito fatto riferimento per celebrare, ogni anno, la nascita della sua organizzazione attraverso il rito della «Festa rossa». La lega nominò suo segretario Giovanni Faraboli, «un bracciante che doveva alla vanga e al badile il pane quotidiano». Nel giro di pochi giorni il Faraboli ebbe modo di fornire una prova del proprio talento organizzativo avviando una vertenza sindacale insieme ai braccianti dipendenti dalla ditta Muggia, appaltatrice di lavori pubblici. Quasi in contemporanea riuscì a promuovere uno sciopero degli obbligati contro il proprietario terriero Giuseppe Costa. In entrambi i casi la lega di Fontanelle riuscì ad ottenere, quasi completamente, le migliorie richieste dai lavoratori. Appena un anno dopo nell'agosto del 1902, la rete organizzativa delle leghe venne scardinata da una vasta azione repressiva seguita al fallimento dello sciopero degli spesati di Montechiarugolo. L'organizzazione di Fontanelle rimase, con poche altre, a reggere il peso dell'iniziativa politica dopo lo scioglimento di fatto della Federazione provinciale dei lavoratori della terra. In quei difficili mesi, mentre i contadini abbandonavano i loro organismi di classe, il capolega Faraboli si impegnò a fondo per mantenere i legami con quei lavoratori che si allontanavano dalle leghe e per recuperare consensi tra i salariati della bassa. I riconoscimenti non tardarono: nell'agosto I903 veniva eletto nella Commissione esecutiva della Camera del lavoro di Parma, ottenendo il secondo posto nell'ordine delle preferenze. Nella sua nuova funzione di dirigente camerale, Faraboli intervenne al congresso dei lavoratori della terra dell'ottobre 1903 sostenendo una nuova linea d'azione centrata sull'apertura dell'iniziativa sindacale alle categorie dei mezzadri, degli affittuari e dei piccoli coltivatori diretti. Era questo un tentativo di scongiurare il pericolo dell'isolamento che minacciava i braccianti, in conseguenza della riduzione generalizzata delle prestazioni di lavoro «a giornata» messa in atto dagli agrari


Succursale della Casa dei Socialisti sulla strada provinciale a Fontanelle. Nei suoi locali erano ospitati, oltre agli spacci di alimentari e alla tabaccheria, i magazzini centrali della cooperativa di consumo. 
Questo punto di vendita venne aperto nel 1910.


Succursale della Casa dei Socialisti di Ragazzola che nel 1912 aveva assorbito la locale cooperativa di cunsumo.

L'elemento più interessante della proposta riguardava lo strumento che avrebbe dovuto sorreggerla: la cooperativa, nelle sue varie forme dalla produzione al consumo, veniva indicata come il luogo di aggregazione degli interessi comuni ai diversi ceti agricoli vessati dalla grande proprietà terriera. Nell'intuizione del Faraboli riemergeva il lascito del protocooperativismo musiniano, applicato ad una situazione completamente mutata rispetto a quella del 1885. Dopo la sconfitta di Montechiarugolo, infatti, le cooperative erano servite ad ammortizzare le conseguenze più negative del fallimento, offrendo lavoro ai braccianti licenziati per ritorsione. L'esempio positivo di questa esperienza aveva contagiato anche gli operai agricoli di Fontanelle che nell'anno della crisi avevano pensato «di istituire un Monte Frumentario avente per iscopo di anticipare il grano ai lavoratori compartecipanti, da restituirsi all'epoca del raccolto». La somma raccolta per questo non venne mai utilizzata e nell'autunno del 1903, quando gli iscritti alla lega deliberarono la fondazione della prima cooperativa di Fontanelle, le 272 lire del progettato monte frumentario furono destinate al fondo sociale. L'entità del patrimonio sociale, 842 lire corrispondenti a qualcosa come un milione e mezzo del 1980, era veramente modesta anche per quei tempi e probabilmente giustificava «la derisione degli avversari ; ne preconizzavano la fine a brevissima scadenza". allorquando, il 10 novembre 1904, la cooperativa aprì il suo primo spaccio di consumo sulla piazza del paese. L'andamento del bilancio, nel primo anno di vita, dimostrò subito che le pessimistiche visioni dei detrattori erano sbagliate: 1'esercizio finanziario 1904-905 si chiuse infatti con un utile di 1495 lire a fronte di un movimento di vendite pari a 24.200 lire. Per i nemici della cooperativa «con le loro anime di bottegai, di speculatori o di gretti parassiti» era difficile riuscire a comprendere il complesso gioco delle ragioni ideali che spingevano i soci a sobbarcarsi sacrifici personali pur di affermare la solidità della loro impresa. L'orgoglio di classe, i vincoli solidaristici e le grandi speranze, evocati dal progetto cooperativistico, erano tutti elementi irriducibili alle voci del conto economico che tuttavia finivano per risultare determinanti nella gestione di un'impresa a forte connotazione sociale. Con la sua politica di vendite a basso prezzo, inoltre, la cooperativa veniva a svolgere un ruolo di difesa economica dei salariati ai quali forniva, spesso a credito, i generi di prima necessità. Intorno a questa inedita concezione imprenditoriale e, soprattutto, intorno ai luoghi d'incontro, che la cooperativa metteva a disposizione dei contadini nei propri locali, si veniva costituendo, poco a poco, un nuovo atteggiamento mentale. In esso trovava spazio quel fondamentale «bisogno di contatto sociale e di cooperazione» che investe la sfera dei sentimenti e che produce «la necessità fisica e la soddisfazione psicologica» del ritrovarsi, del discutere, del lavorare collettivamente.
A tre anni di distanza dalla fondazione, il settimanale socialista «L'Idea» pubblicava questo commento elogiativo sullo stato del sodalizio: I lavoratori di Fontanelle meritano di essere citati ad esempio di quanto possono le forze unite degli umili.
Con tenacia ed energia hanno dato vita ad una Cooperativa di Consumo che è una delle migliori della provincia.
Alla medesima poi hanno aggregato la lavorazione delle sporte, creando così una piccola industria locale, la quale ogni giorno, sempre per merito della Cooperativa va assumendo sempre maggior sviluppo.
Il tono trionfalistico era in parte giustificato dalla recente dimostrazione di forza che la cooperativa aveva fornito quando, nel 1906, «la pronta insurrezione della massa lavoratrice, orgogliosa e gelosa della sua migliore istituzione» aveva impedito un forte aumento del dazio di consumo deciso dalla giunta comunale di Roccabianca.
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